Il regista Andrea Ceraso racconta i Nirvana attraverso il cinema
Trent'anni dopo la sua morte, la musica di Kurt Cobain risuona a Cuneo
Andrea Ceraso è un quarantenne operatore culturale cuneese che, dopo anni trascorsi a lavorare nel sociale, da più di cinque ha cambiato «rotta» e ora, oltre a essere tornato a vivere a Cuneo, si dedica all’insegnamento delle lingue, al film e videomaking e all’accompagnamento turistico per viaggi culturali in giro per il mondo. Per passione organizza eventi dedicati al mondo dell’arte e dello spettacolo e, in particolar modo, al cinema e alla musica.
Proprio all’interno di questi eventi ha programmato, per sabato 4 maggio, la serata «Night 4 Kurt». In occasione del trentennale della scomparsa di Kurt Cobain, frontman dei Nirvana e «padre» del grunge, presso la Sala della comunità cinema teatro Don Bosco di Cuneo verrà proiettato il documentario di AJ Schnak «Kurt Cobain - About a son» e, al termine della proiezione, un collettivo di musicisti cuneesi riproporrà un live estratto dall’MTV Unplugged in New York dei Nirvana.
Proprio per il lancio di questa iniziativa abbiamo intervistato Andrea sul significato del viaggio, del cinema, della musica e della condivisione.
Andrea, innanzitutto ti chiedo: com’è stato il viaggio che ti ha portato a realizzare questa serata e cosa ti ha evocato in merito alla vita e alle opere di Kurt Cobain?
Io nella vita mi occupo anche di viaggi, anzi, regolarmente mi trovo all’estero come accompagnatore turistico. Nell’estate 2023 mi trovavo in California perché accompagnavo alcune comitive sui luoghi simbolo del rock e della musica in generale. Al termine dei tour di lavoro, ne ho approfittato per agganciare le vacanze e ho fatto un viaggio on the road sulla West Coast. Sono così arrivato nello Stato di Washington e lì ho ritrovato i luoghi di alcuni dei gruppi che amo di più, che con la loro musica hanno segnato la mia vita. In particolare, ho visto e ho vissuto in prima persona i luoghi in cui è nato il cosiddetto grunge, in cui sono nati i Nirvana, gruppo particolarmente importante non solo per la mia esperienza personale, ma per l’intero panorama musicale, perché hanno rappresentato una rivoluzione. Finire in quei luoghi a 29 anni, quasi 30, dalla morte di Kurt Cobain è stato incredibile. Molti posti sono ancora come li vedi in film o documentari dell’epoca, in particolare le zone maggiormente rurali o i centri più piccoli (come Aberdeen, città natale di Kurt). Sembra che quel mondo sia inevitabilmente cambiato, ma forse non troppo velocemente come altrove. Lì ho coronato il sogno che avevo da adolescente, visitare i luoghi dei miei cantanti preferiti, e ho subito pensato che volevo condividere quell’esperienza, che volevo «portarla a casa», così è nata l’idea di organizzare una serata per i trent’anni dalla morte di Cobain.
Come sarà impostata la serata? Di cosa parlerà il film e cosa avverrà dopo la proiezione?
Per prima cosa, occorre una breve premessa. Abbiamo preso questo film dagli USA, non è inedito perché nel 2006 era stato proiettato alla Festa del Cinema di Roma ma non è mai stato distribuito nelle sale, tant’è che esiste solo in lingua originale e lo proiettiamo sottotitolato, con sottotitoli creati da noi operatori, per questo la indichiamo come prima visione, perché in Italia non è mai arrivato al grande pubblico. Questo film è costruito su 25 ore di interviste inedite a Kurt Cobain, nel senso che non esistono in sonoro fuori da questa produzione. Infatti, tutto il documentario ha proprio lui come voce narrante, mentre sullo schermo scorreranno le immagini di tre luoghi simbolo del cantante: Aberdeen, Olympia e ovviamente Seattle. Le riprese risalgono a circa 12 anni dopo la sua scomparsa. Questa però non è una produzione celebrativa, non racconta i Nirvana, racconta invece in prima persona la vita di Cobain, i suoi gusti musicali, i gruppi che gli piacevano, si vedono i suoi posti, non è un film per conoscere la band, diciamo che chi è digiuno di Nirvana potrebbe non trovare appigli musicali e strettamente «iconografici» per avvicinarsi al gruppo. Proprio per questo, per omaggiare direttamente il loro lavoro, oltre che la vita di questo straordinario artista, abbiamo deciso di far seguire alla proiezione un concerto. Si esibirà per noi un collettivo di musicisti cuneesi composto da Marta Bernardi al violoncello, Elia Dadone all batteria, Matteo Borgetto alla voce e alla chitarra, Michele Martini chitarra e voce e infine Simone Garro al basso. Loro proporranno un live estratto dall’MTV Unplugged in New York, uno degli spettacoli forse più celebri dei Nirvana. Ci sono due fatti curiosi legati a questa performance. Una è che questi musicisti, provenienti tutti da esperienze e da generi diversi, avevano già proposto questo concerto fine 2019 in Birrovia ed è stato l’ultimo concerto prima del lockdown. L’altro aspetto, che ci tengo particolarmente a sottolineare, è che così come noi che organizziamo la serata siamo tutti volontari, allo stesso modo il gruppo ha rifiutato il cachet che avevamo offerto loro proprio per mantenere più basso e accessibile il costo del biglietto.
Infine una domanda generale. Che cosa significa per te portare qui a Cuneo parte delle tua esperienza negli Stati Uniti e che cosa si potrebbe fare, secondo te, per animare ulteriormente il tessuto culturale, musicale e cinematografico della provincia?
Per me in tutto questo c’è innanzitutto il gusto, il piacere di condividere le mie passioni. Credo che alla base di tutto ci sia questo, la condivisione, e forse questo è un modo per fare cultura in senso ampio. Condividere la propria passione attraverso una serata, un evento, un incontro, mette in moto un circolo virtuoso. Le persone si incontrano per fare qualcosa di piacevole, di costruttivo, anche se non per forza di creativo, questo stimola la curiosità e spinge a farne sempre di più. Se condividi ciò che ami metti in circolo passione, e questo ha un effetto domino. Ci si incontra quando condividiamo qualcosa che ci appassiona e questo mette in moto la voglia di costruire insieme.



