Espansione · Redazione · 03 Ottobre 2022

"POCHI MEDICI NELLA SANITÀ PUBBLICA: UNA SOLUZIONE IN ATTO"

INTERVISTA con il professore UGO LUIGI APARO è referente Sanitario Gruppo Medical Line Consulting. Già Direttore Sanitario a Roma dell’Ospedale San Filippo Neri e degli IRCCS IDI e San Raffaele Pisana. Docente Universitario. Componente dell’European Affairs Subcommittee e dell’IT Subcommittee dell’EAHM (European Association of Hospital Managers)

Innovare in sanità : come fron- teggiare la carenza dei medici? La carenza di medici in Italia è un tema all’ordine del giorno. Ne parliamo con il professor Ugo Luigi Aparo, referente sanitario del gruppo Medical Line Consulting e già direttore sanitario a Roma dell’ospedale San Filippo Neri e degli IRCCS IDI e San Raffae- le Pisana; docente universitario e componente dell’European Affairs Subcommittee e dell’IT Subcom- mittee dell’EAHM (European As- sociation of Hospital Managers). Professor Aparo, esiste veramen- te una carenza di medici in Italia? Se facciamo riferimento al numero di medici ogni 1000 abitanti, l’I- talia si pone in una fascia inter- media in Europa. Il problema è che tale disponibilità è un dato statistico. In realtà, nella sanità pubblica, il numero di medici in organico è significativamente bas- so. Il fatto poi che l’età media dei medici sia tra le più elevate in Eu- ropa, non aiuta di certo. Pertan- to, la carenza dei medici in organi- co negli ospedali pubblici esiste ed è destinata ineluttabilmente ad au- mentare, sia per i pensionamenti, sia per la disaffezione causata dai turni lavorativi sempre più gravosi, dai surplus di orario, dal non poter godere delle ferie maturate... Que- sto esodo di medici dipendenti del SSN acuirà la carenza esisten- te e impatterà pesantemente, in particolare, su alcune specialità, quali l’anestesia e rianimazione, la medicina di emergenza-urgenza, la pediatria, la cardiologia, l’oste- tricia e ginecologia, la radiologia. Secondo Lei, che cosa ha de- terminato questa carenza? L’imbuto formativo ultradecenna- le causato dall’insufficienza nella programmazione dei contratti for- mativi finanziati per le specializza- zioni e per la formazione dei me- dici di famiglia; il deflusso di oltre 1/3 dei medici verso la sanità priva- ta; la sempre minore attrattività di alcune specializzazioni dovute alla gravosità lavorativa e alle continue aggressioni fisiche e giudiziarie.

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